Il simbolo che ho inserito, in matematica significa: "Diverso da", la definizione di diverso è: “Che non è uguale, né simile, che si scosta per natura, aspetto, qualità da un altro oggetto". Oppure la parola diverso è usata con riferimento a persone che per qualche aspetto, carattere o manifestazione, escono da quella che è considerata la condizione “normale” cioè handicappati fisici o psichici, omosessuali. “(Dal “Vocabolario della lingua italiana di Giovanni Treccani”)

venerdì 17 dicembre 2010

MAMMA, GRAZIE DI AVERMI FATTO DISABILE


Quest’intervista che ora riporto (Fonte: Tackle ragazzi 2006/2007) è di Matteo Cavagnini un ragazzo che è riuscito a diventare uno dei primi giocatori paraolimpici della nazionale Italiana di basket.
Un’intervista che fa riflettere sia sulla disabilità e sia sulla vita di tutti i giorni:
Raccontaci un po’ la tua storia
Ciao, sono Matteo Cavagnini sono nato e vissuto a Brescia, il mio sogno era diventare un calciatore, però a 14 anni ho avuto un incidente in motorino (dopo tre mesi che ce l’avevo)
e ho subito l’amputazione di un arto.

Com’è cambiata la tua vita dopo l’incidente?
Dopo un trauma di questo tipo, la reazione è quella di perdere di vista gli obiettivi della tua vita e ti butti in tutto quello che può devastarti. Invece, tutto di un colpo, ho incontrato delle persone in ufficio, che mi hanno proposto:” Vieni a giocare a pallacanestro?” e io li: “Siete matti?Ma non riesco a camminare!” la reazione tipica di un amputato è questa.. io non mi sento un disabile, perché non ti accetti come disabile, non accetti la carrozzina, non hai il senso di disabilità. Li ho detto: “Assolutamente no”; poi invece, ho scoperto che quella forse era la maniera per riuscire ancora a sentirmi all’altezza di questo mondo. Mi sono trovato lì ed è iniziata questa grande passione.
Cosa rappresenta lo sport per te?
La mia vita è tutta sulla pallacanestro e anche sul lavoro, comunque la mia vita è la pallacanestro.
Da li sono cominciati tanti sacrifici, ma alla fine sono diventato uno dei primi giocatori dell’Italia, considerato tra i migliori 5 delle paraolimpiadi che ho fatto ad Atene, insomma dei bei traguardi.

Cosa vuoi dire ai ragazzi che non riescono più a giocare insieme, ai giovani che credono così poco in loro stessi?
Stamattina ero a Brescia in un istituto tecnico con dei ragazzi di 15-16 anni a parlare della disabilità, dello sport per i disabili. Quello che voglio trasmettere è il non mollare. Può succedervi qualsiasi cosa, ma non dovete mai mollare.
Un ragazzo di 16 anni disabile che abbiamo avvicinato al basket ha detto a sua mamma:
“Mamma, lo sai che a questo punto ti sono grato di avermi fatto disabile, perché non sono scemo come quei due amici che mi prendono sempre in giro?” La mamma, quando ce l’ha detto aveva le lacrime e ci ha detto: “Grazie ragazzi, avete salvato la vita a mio figlio”. Noi, racconta Matteo, non abbiamo fatto niente di particolare, ma è lui che si è reso conto che può fare qualcosa. Però oltre a far azione di sensibilizzazione nelle scuole, per coinvolgere altri ragazzi a giocare, ci sono altri fattori: ad esempio, quando ho fatto l’incidente ho preso 100 milioni dell’assicurazione, adesso uno che fa un incidente come il mio prende 400-500 mila euro. Secondo te, uno con tutti quei soldi viene a fare sacrifici in palestra? Purtroppo il ragionamento che viene fatto è: con i soldi si divertono, di certo non vengono in palestra a fare fatica. È dura riuscire a trasmettere veramente quello che  facciamo, ma il sacrificio alla fine, comunque ripaga.

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